7 luglio 1960
I morti di Reggio Emilia

Alcune informazioni storiche sui fatti del 7 luglio



Il contesto



Nell’aprile del 1960 FernandoTambroni, esponente della DC con un passato nel PNF, assume la carica di Presidente del Consiglio dei ministri con il sostegno di una maggioranza parlamentare composta dai gruppi della DC e del MSI. L’insediamento del suo governo genera un’ondata di sdegno tra tutte le altre forze politiche e inquella parte della DC che non accetta di collaborare con i neo fascisti del MSI.

Nel giugno 1960 il MSI annuncia che il suo congresso nazionale si terrà a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza, e che a presiederlo è stato chiamato l'ex prefetto repubblichino Emanuele Basile, responsabile della deportazione degli antifascisti resistenti e degli operai genovesi nei lager e nelle fabbriche tedeschi. Alla notizia Genova insorge. Il 30 giugno i lavoratori portuensi (i cosiddetti "camalli") risalgono dal porto guidando decine di migliaia di genovesi, in massima parte di giovane età (i cosiddetti "ragazzi dalle magliette a strisce"), in una grande manifestazione aperta dai comandanti partigiani. Al tentativo di sciogliere la manifestazione da parte della polizia, i manifestanti rovesciano e bruciano le jeep, erigono barricate e di fatto si impadroniscono della città, costringendo i poliziotti a trincerarsi nelle caserme. In piazza De Ferrari viene acceso un rogo per bruciare i mitra sequestrati alle forze dell'ordine. Il prefetto di Genova è costretto ad annullare il congresso fascista.

In risposta alla sollevazione genovese Tambroni ordina la linea dura nei confronti di ogni manifestazione: il 5 luglio la polizia spara a Licata e uccide Vincenzo Napoli, di 25 anni, ferendo gravemente altri ventiquattro manifestanti. Il 6 luglio 1960 a Roma, a Porta San Paolo, la polizia reprime con una carica di cavalleria (guidata dall'olimpionico Raimondo d'Inzeo) un corteo antifascista, ferendo alcuni deputati socialisti e comunisti.






I fatti


La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione, proclama lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dal Governo Tambroni. La prefettura non autorizza gli assembramenti, e concede uno spazio - la Sala Verdi, che può contenere almassimo 600 posti - troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti giunti per assistere al comizio del segretario della Camera del Lavoro, Franco Iotti.
Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decide allora di raccogliersi davanti al monumentoai Caduti, cantando canzoni di protesta


Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d'acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell'ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.




Sul selciato della piazza cadono:

Lauro Farioli (1938)

Marino Serri (1919)

Ovidio Franchi (1941)

Emilio Reverberi (1921)

Afro Tondelli (1924)




Oltre ai cinque ragazzi uccisi, alla fine della giornata si contano 21 feriti da arma da fuoco, cinque contusi tra le forze di polizia e 21 dimostranti arrestati.



CRONOLOGIA DEL GOVERNO TAMBRONI







Le immagini della tragedia

Alcune foto scattate durante gli scontri, le visite ai feriti e i funerali.

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Per i morti di Reggio Emilia - la canzone



I fatti furono cantati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo Per i morti di Reggio Emilia, ripresa anche dal gruppo degli Stormy Six nel loro album "Guarda giù dalla pianura" e, più recentemente, alla base del romanzo di Paolo Nori del 2006 Noi la farem vendetta.


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